Silvia Ruiz-Berdejo Abrisqueta (S.R-B.A.), co-fondatrice insieme a Toni González di Omnivorus®
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Il nuovo paradigma del foodtech eco-responsabile: Omnivorus® nato da MonacoTech

La sicurezza alimentare globale è oggi una sfida che va oltre la capacità di produrre cibo. Richiede accessibilità, distribuzione efficiente, qualità nutrizionale ed un uso sempre più responsabile delle risorse a disposizione. Questo tema è stato al centro dell’agenda internazionale, rilanciata a Roma durante la Settimana Mondiale dell’Alimentazione 2026, promossa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e culminata con la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, celebrata il giorno 16 ottobre. Un evento che ha riunito nella capitale istituzioni, ricercatori, imprese e giovani innovatori attorno al tema “Innovare oggi. Nutrire il domani”, promuovendo il confronto su intelligenza artificiale, gestione sostenibile delle risorse idriche, preservazione della biodiversità e allocazione di investimenti nelle filiere agroalimentari. 

Il motore di trasformazione del sistema agroalimentare punta su soluzioni innovative capaci di produrre risultati concreti, ma quanto sono concretamente realizzabili gli obiettivi che permetteranno di trasformare gli impegni annunciati in risultati misurabili e duraturi per il sistema agroalimentare globale?

Ne abbiamo parlato con Silvia Ruiz-Berdejo Abrisqueta (S.R-B.A.), co-fondatrice insieme a Toni González di Omnivorus®, una delle realtà imprenditoriali internazionali più interessanti, operanti nel settore innovazione e formulazione agroalimentare, lanciate da MonacoTech, l’incubatore ed acceleratore di start-up ufficiale del Principato di Monaco, fondato nel 2017 dal Governo monegasco in partenariato con Monaco Telecom e l’imprenditore Xavier Niel. 

OCM News: La sostenibilità alimentare viene spesso valutata in termini di impronta ecologica (n.d.r. = indicatore che misura il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità del Pianeta Terra di rigenerarle), mentre più raramente si considerano congiuntamente la qualità nutrizionale, l’apporto proteico e la facilità di assimilazione dei singoli ingredienti. Perché, secondo il paradigma di Omnivorus®, questi aspetti dovrebbero essere affrontati come parti di un unico problema e quale ruolo può svolgere l’innovazione biotecnologica?

S.R-B.A.: La sostenibilità alimentare non può essere misurata soltanto in base al suo impatto ambientale. Un alimento deve anche apportare un reale valore nutrizionale, fornire proteine di qualità ed essere facilmente assimilabile dall’organismo. In caso contrario, non affronta il problema nella sua interezza.

Noi consideriamo la salute e la sostenibilità come elementi di un unico sistema. L’innovazione biotecnologica consente di sviluppare alimenti con un profilo nutrizionale migliore, una maggiore biodisponibilità delle proteine e un contenuto inferiore di zuccheri o grassi aggiunti, senza rinunciare al gusto e garantendo al contempo una produzione più eco-responsabile. Il nostro obiettivo è dunque quello di creare alimenti che facciano bene alle persone, siano piacevoli da consumare e rispettino il pianeta.

OCM News: Una delle sfide più complesse per un’azienda di foodtech consiste nel trasformare una soluzione sviluppata in laboratorio in un ingrediente producibile su scala industriale e in grado di trovare una concreta adozione sul mercato. Quali sono oggi i principali punti di forza, e gli eventuali ostacoli, sia tecnologici sia industriali, che incontrate nel passaggio dalla ricerca alla commercializzazione?

S.R-B.A.: La sfida più grande consiste nel trasformare un risultato promettente ottenuto in laboratorio in un prodotto stabile, economicamente sostenibile e facile da realizzare nel mondo industriale. Nella produzione su larga scala, infatti, è fondamentale riuscire a mantenere inalterati il gusto, la consistenza, i costi e la qualità. Per questo motivo, iniziamo con il validare il prodotto, poi ne testiamo la produzione ed esaminiamo la risposta del mercato, fino all’industrializzazione dello stesso, step non meno importante. Le sfide principali che stiamo affrontando riguardano il contenimento degli oneri economici, l’approvvigionamento delle materie prime, oltre al rispetto dei requisiti normativi.

OCM News: La valorizzazione di elementi già presenti in natura, come le alghe ed altre risorse marine, da inserire nella filiera agroalimentare pone un interrogativo su come costruire filiere di approvvigionamento realmente sostenibili, tracciabili e scalabili, senza influire negativamente sugli ecosistemi. Qual è il vostro approccio nel gestire questo equilibrio e quali condizioni ritenete necessarie affinché la Blue Economy possa diventare una componente concreta della transizione alimentare?

S.R-B.A.: Per noi, una filiera marina sostenibile deve partire da ingredienti di provenienza controllata, fornitori responsabili e processi che consentano di conoscere l’origine di ogni materia prima. Concentriamo dunque la nostra attenzione sulla tracciabilità e sull’utilizzo responsabile delle risorse marine. Non si tratta semplicemente di impiegarle perché rappresentano un’alternativa interessante, ma di garantire che la loro coltivazione o il loro prelievo non impattino sul patrimonio ambientale.

Affinché l’economia del mare possa assumere un ruolo effettivo nell’evoluzione dei sistemi alimentari, ritengo che siano necessarie tre condizioni: fornitori affidabili e tracciabili, processi scalabili a basso impatto ambientale e prodotti competitivi sotto il profilo organolettico, economico e nutrizionale. La nostra mission è evolvere verso una piattaforma di innovazione alimentare capace di adattarsi a marchi, mercati ed esigenze differenti, ma soprattutto creare prodotti commercialmente sostenibili e capaci di generare un impatto reale sul mercato e sull’ambiente. Tra questi abbiamo recentemente lanciato formulazioni cocoa-free (= senza cacao) ed ingredienti di nuova generazione per prodotti dolciari, snack e bevande, coniugando biotecnologia e ricerca nutrizionale. 

La lezione che sembra emergere dal percorso di Omnivorus® è che il futuro del cibo non si costruisce scegliendo tra innovazione, salute e sostenibilità, ma trovando il modo di farle convergere in un’unica visione, capace di trasformare la ricerca scientifica in alimenti che sappiano convincere il mercato, rispondere ai bisogni delle persone e rispettare i limiti del pianeta. Oggi, la vera sfida del foodtech non si limita dunque ad immaginare ciò che mangeremo domani, ma si impegna a dimostrare che nutrire meglio il mondo è una possibilità concreta, a patto di innovare in modo consapevole, misurare i risultati e non perdere mai di vista il valore del cibo, essenziale per la vita. 

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