Il modo in cui evolverà lo Yachting Sostenibile si misura in ciò che siamo pronti a cambiare, non soltanto in ciò che siamo capaci di immaginare. Tra le ambizioni normative dell’Unione Europea, le lacune infrastrutturali ancora esistenti e la crescente responsabilità dell’industria nautica da diporto (n.d.r.: a sua volta tassello integrante della cantieristica navale e della Blue Economy*), la transizione ecologica della nautica di lusso si trova a un punto di svolta. Innovare non basta, occorre trasformare gli impegni in risultati verificabili. Ma chi deve guidare questo cambiamento, e quanto può essere sostenibile il settore del lusso quando la responsabilità ambientale resta, in gran parte, una scelta volontaria?

Abbiamo raccolto in esclusiva una riflessione della Dott.ssa Leah Werner (L.W.), oceanografa e biologa marina con oltre tredici anni di esperienza, nel suo nuovo ruolo di Direttore Esecutivo della Water Revolution Foundation, organizzazione senza scopo di lucro fondata nel 2018 e guidata dalla ricerca scientifica, con l’obiettivo di ridurre l’impronta ecologica delle industrie dello yachting e preservare gli oceani. Non a caso, partner di primo piano del già Sustainability Hub (oggi Blue Wake Awards) del Monaco Yacht Show, essa definisce i criteri di accesso per le aziende e le tecnologie che si presentano a questo iconico appuntamento annuale, con lo scopo di garantire la credibilità e l’efficacia in termini di riduzione degli impatti ambientali (n.d.r.: ovvero gli effetti di un’azione, di un prodotto o di una tecnologia in termini di consumo di risorse, emissioni e alterazioni degli ecosistemi naturali).
OCM News: Water Revolution Foundation ha sviluppato un approccio scientifico per ridurre l’impatto ambientale dello yachting (e delsuper yachting) lungo l’intero ciclo di vita delle imbarcazioni. La Roadmap 2050: Towards Regenerative Yachting, proposta dalla vostra organizzazione, rappresenta il primo piano strategico collettivo che mira ad azzerare gli impatti sull’ambiente entro il 2050, attraverso una procedura basata su obiettivi quantificabili e verificabili. Quali ritiene siano le tappe fondamentali e le azioni prioritarie da mettere in atto per raggiungere i target prefissati e agevolare un’evoluzione sistemica e misurabile?
L.W.: Il cambiamento più importante consiste nel passare dalle intenzioni alla loro concreta attuazione. La Roadmap 2050 fornisce al settore una direzione condivisa attraverso il modello delle 3R – Reduce, Remove and Restore (= Ridurre, Rimuovere e Ripristinare), applicato all’intera filiera di uno yacht: dalla progettazione alla costruzione, fino all’uso e al refitting (= rinnovamento e restauro). In particolare, dobbiamo fare in modo che le prestazioni ambientali diventino parte integrante dei normali processi decisionali, al pari dei costi, della qualità e della sicurezza. Questo significa migliorare la misurazione, individuare soluzioni credibili e promuovere un’adozione molto più ampia di quelle già disponibili.
OCM News: Quanto conta la standardizzazione per consentire ad armatori, cantieri navali, progettisti, e fornitori di assumere decisioni comparabili e basate su evidenze scientifiche, per migliorare la trasparenza nel comunicare le performance ambientali?
L.W.: È fondamentale perché, in assenza di un metodo condiviso per misurare le prestazioni, è molto difficile capire se stiamo realmente migliorando o se ci limitiamo a formulare dichiarazioni diverse, utilizzando criteri differenti.
La norma ISO/TS 23099, approvata nello scorso febbraio, trae ispirazione dalla metodologia YETI – Yacht Environmental Transparency Index, (n.d.r.: protocollo scientifico elaborato da Water Revolution Foundation basato sull’approccio del ciclo di vita – LCA Life Cycle Assessment – che quantifica l’impronta ecologica dei superyacht, non basandosi solo sulle emissioni di carbonio).
La sfida, ora, è rendere i dati ambientali più accessibili e favorirne un utilizzo sistematico da parte di tutti coloro che si occupano di tutti gli step della filiera. Una maggiore trasparenza, inoltre, offre l’opportunità di superare le generiche
dichiarazioni di sostenibilità, orientandosi verso dati tangibili, e che possano essere effettivamente messi in relazione tra loro, per guidare decisioni e interventi consapevoli.
OCM News: Come può il settore yachting (e super yachting) andare oltre la riduzione degli impatti ambientali e contribuire alla salvaguardia e al ripristino degli ecosistemi marini?
L.W.: La prima forma di responsabilità è ridurre l’impatto generato dal comparto stesso. Ma non può essere l’unico obiettivo. Attraverso Ocean Assist stiamo esplorando un contributo concreto alla conservazione e al ripristino degli habitat marini. Ci concentriamo su progetti fondati su solide basi scientifiche e in grado di produrre risultati ecologici misurabili, evitando che la conservazione della biodiversità marina si riduca ad una mera forma di compensazione dell’impatto ambientale. Vogliamo così mettere al servizio della tutela degli oceaninon soltanto risorse finanziarie, ma anche network di esperti, competenze, e tecnologie per aumentare l’attenzione sul tema.
L’obiettivo ambizioso a lungo termine è quello di trasformare il settore: da un comparto che beneficia delle risorse e dei servizi offerti dagli oceani ad uno che contribuisce attivamente alla loro salute e rigenerazione.
OCM News:: Nella sua veste di Direttore Esecutivo della Water Revolution Foundation, quali cambiamenti, sia umani che operativi, ritiene siano fondamentali per integrare la responsabilità ambientale nella cultura dello (super) yachting?
L.W.: Occorre riconoscere che le prestazioni ambientali non dipendono soltanto dalle grandi scelte tecnologiche, ma anche, in larga misura, dalle decisioni prese ogni giorno a bordo dell’imbarcazione. Gli equipaggi rivestono un ruolo fondamentale, dato che sono coloro che gestiscono quotidianamente lo yacht, prendono decisioni in materia di consumi energetici e idrici, gestione dei rifiuti, approvvigionamenti, manutenzione e molte altre attività di gestione.
Per incorporare la responsabilità ambientale nella cultura di bordo è necessario fornire le conoscenze, gli strumenti e le norme di sicurezza necessari per compiere scelte più consapevoli. Il cambiamento interverrà quando le buone pratiche ambientali smetteranno di essere percepite come un impegno aggiuntivo e verranno inglobate nel management di uno yacht efficiente e ben organizzato.
Come ci ha ricordato il Direttore Esecutivo di Water Revolution Foundation, la valutazione di una soluzione ambientale deve partire da evidenze che siano anche in grado di individuare, fin dall’inizio del percorso produttivo, eventuali impatti negativi per l’ambiente in ogni sua fase successiva. Un tale approccio, già perseguito dall’Hub of Verified Solutions (n.d.r.: database online che mostra e verifica le prestazioni ambientali di prodotti, sistemi e materiali usati nel settore della nautica e del superyacht), deve essere auspicabilmente mantenuto in tutta la filiera, rendendo ogni verifica un driver per un miglioramento accessibile e progressivo verso una concreta minimizzazione dell’impronta ecologica, e mitigazione degli effetti ambientali.
Note: *L’Economia Blu identifica un modello di crescita che valorizza le potenzialità di mari, oceani e coste attraverso un utilizzo


