Nel Principato di Monaco viviamo su un confine dove la differenza con la Francia si avverte subito, non solo fiscalmente. Per i Paesi Baschi è l’opposto: divisi dal confine tra Francia e Spagna, restano comunque uniti da un’unica cultura, tradizioni radicate e dalla loro antica lingua, che si ritrova sui cartelli bilingue. Per esempio, Euskal Herria è il nome corretto per Pays Basque, il territorio culturale e storico transfrontaliero situato all’estremità occidentale dei Pirenei, affacciato sul Golfo di Guascogna.
Sono un sostenitore del “tiny tourism”, lontano dai luoghi instagrammati del turismo di massa, e quest’estate ho scelto come destinazione di una delle mie esplorazioni il Pays Basque. Arrivarci non è difficile: la rete autostradale francese è capillare e scorrevole. Verso sud-ovest si può fare tappa a Tolosa, la città dei mattoni rossi e dell’aerospaziale, prima di puntare sull’Atlantico. Nel Pays Basque il paesaggio è rurale e rilassante, con borghi ordinati, case bianche a calce con infissi rossi o blu, colline verdeggianti, spiagge oceaniche, surf e un clima pazzerello che guarda il sole e prende l’ombrello.
La pelota basca è ovunque: quasi ogni paese ha il suo “fronton”, il muro alto dove la palla viene lanciata con racchetta corta o con la tipica cesta uncinata. Assistere a una partita in piazza, come ho fatto ad Ascain e a Guéthary, seduti in un localino con una birra fresca o un sidro e le acciughe del Mar Cantabrico sul burro locale, è un piacere della vita che consiglio agli edonisti come me. Le immense spiagge oceaniche a fine agosto erano piene di gente. La più famosa è la Grande Plage di Biarritz. Ma la più affascinante per me è quella di Hendaye, raggiunta percorrendo in auto la strada costiera che segue l’orlo delle falesie. A Saint-Jean-de-Luz la spiaggia è grandissima, in fondo si vede il Forte di Socoa che proteggeva dal mare la città vecchia. E lì a Saint-Jean, a metà strada tra Parigi e Madrid, il 9 giugno 1660 nella monumentale cattedrale di San Giovanni Battista, si celebrarono le nozze reali tra Luigi XIV e l’infanta di Spagna Maria Teresa d’Asburgo. Il futuro Re Sole aveva 22 anni e il matrimonio servì a ratificare il Trattato dei Pirenei che pose fine alla lunga guerra franco-spagnola. L’interno della chiesa è un trionfo di barocco dorato e c’è un modellino di nave con le vele spiegate sospeso sulla navata centrale. Una vecchietta seduta nel banco accanto a me ci ha tenuto a raccontarmi che la porta principale sul fondo della chiesa fu murata per ordine del Re dopo l’uscita del corteo nuziale. Ed è per questo che si entra dalla porta laterale a sinistra dell’altare.
In Euskal Herria se dovessi consigliare un posto off road, indicherei un localino all’aperto, poco più di una tettoia sugli scogli della spiaggia del Vieux Port di Biarritz: si chiama Eden Rock e offre il miglior tramonto della zona, con vista sui faraglioni, tra i quali il Rocher de la Vierge raggiungibile con la passerella Eiffel. Un vero posto oceanico dove la pioggia che arriva improvvisa e scrosciante sembra non preoccupare nessuno dei presenti. Per noi in Mediterraneo sarebbe stata una tempesta. Per loro una pausa prima di ritornare all’aperto a godersi la serata.




