Monaco-Grand Prix F1 stands and yacht
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Pubblico in crescita, F1 più veloce del calcio corre verso il tutto esaurito. Fino a quando?

La F.1 mette la freccia e dopo le prime 14 gare di campionato 2026 supera i mondiali di calcio. I numeri sono chiari: ai 4.644.549 spettatori presenti sugli spalti, ai recenti campionati disputati negli USA (battuto il record precedente di 3.6 milioni, segnato sempre negli USA nella precedente edizione, dati FIFA), la F.1 ha risposto con oltre 4.7 milioni di spettatori nelle prime 14 corse della stagione, con un aumento dell’8,3 per cento rispetto a un anno fa. E mancano ancora i dati delle gare finali di stagione. Anche qui si preannuncia il tutto esaurito, come ha confermato il numero 1 di Liberty Media, Stefano Domenicali, durante il Jimmy Fallon Show alle TV USA: “Abbiamo un tutto esaurito per le prove americane di Las Vegas e Austin, se qualcuno vuole venire, si affretti perché gli organizzatori ci dicono che non hanno più un biglietto disponibile”.

Un anno che ha visto infrangere i record di presenze in 10 circuiti: Australia (484 mila presenze), Canada (360 mila), Austria (320 mila), col massimo raggiunto a Silverstone con 564 mila presenze, mentre Monza ha segnato 403 mila spettatori, superando di gran lunga il già grande risultato della passata stagione. Senza dimenticare l’ultima volta dell’Olanda, che dal prossimo anno non sarà più in calendario e che ha raccolto 325 mila spettatori, nonché Ungheria con 310 mila presenze e di recente Malesia (221000 contro i 101.000 del 2017) e Singapore con oltre 330 mila presenze con un totale che fa sfiorare i 5 milioni di presenze in pista dopo le ultime tappe asiatiche.

Un successo planetario che si riscontra anche nei dati TV. In Italia l’effetto Kimi Antonelli ha fatto crescere del 25 per cento l’audience televisiva, con punte di 10,5 milioni di spettatori fra Sky e TV8 e a livello mondiale il pubblico che assiste ai GP in televisione ha superato il miliardo e 600 milioni, con una fan base di 830 milioni di appassionati. Questo dato è particolarmente importante perché la F.1 vanta un 11,4 per cento di fan in più rispetto al secondo sport, la NBA, ed è un pubblico essenzialmente giovane, col 43 per cento che ha meno di 35 anni e cresce di 51 milioni ogni anno.

Altro dato interessante è che il pubblico femminile è in costante crescita, con un 42 per cento di tifose contro il 37 per cento del 2018, tanto che il 48 per cento dei nuovi tifosi nel 2026 è rappresentato proprio dalle ragazze.
Un pubblico giovane, dedito ai social con dati che lo dimostrano: 120 milioni seguono la F.1 sulle varie piattaforme contro i 18.7 milioni del 2018, con una crescita annuale di oltre il 20 per cento anno su anno, tanto da rendere la F.1 lo sport più seguito sulle varie piattaforme: Tik Tok più 91 per cento, YouTube più 53 per cento, Facebook più 51 per cento.

Questi dati sono in netto contrasto con la percezione stessa dei protagonisti. Questa stagione, con le nuove regole, ha visto raccogliere tante critiche dai campioni, gente come Verstappen o Hamilton, Norris o Leclerc, tutti concordi nel definire sbagliata la regolamentazione tecnica, corse e sorpassi artificiali, dovuti alle batterie che si scaricano prima del previsto. Eppure, il pubblico accorre, applaude e riempie gli spalti.

Il rovescio della medaglia è un aumento spropositato dei prezzi dei biglietti. Se a Monza quest’anno servivano circa 1100 euro per un biglietto in tribuna centrale, la prevendita del GP del 2027 prevede un tagliando da 1614 euro, con un aumento medio dei prezzi del 30 per cento. Posti che anni fa erano considerati popolari, come le curve Ascari, sono passate in poco tempo da 250 euro a 786 euro! E la tendenza è simile in tutti gli autodromi: in Belgio, la tribuna più spettacolare di Spa è passata da 606 a oltre 900 euro per il prossimo anno, e stiamo parlando di tribune al top, ma non è che per gli ingressi base siano diverse le cose. E’ un meccanismo perverso in cui i soldi finiscono tutte in una direzione. Organizzare un GP in Italia costa circa 26 milioni di euro di diritti da pagare alla FOM, che cura la parte commerciale dei GP, ma all’estero si toccano punte di 55-60 milioni all’anno con contratti decennali, vedi Qatar o Abu Dhabi per non parlare del recente GP di Madrid, strappato a 48 milioni di euro per 10 anni, decisamente sopra la media delle gare europee.

Ma la F.1 ha smesso di essere solo uno sport, è una piattaforma di intrattenimento e di contatti commerciali. Se ai tempi di Bernie Ecclestone la F.1, nel 2018, vantava quattro sponsor principali e un montepremi che non superava gli 800 milioni di dollari, la F.1 di oggi è una macchina formidabile capace di un indotto nettamente superiore. Sono circa 15 gli sponsor principali ai quali si aggiungono quelli secondari con introiti che superano i 3,9 miliardi di dollari (dati 2025) con una crescita dei ricavi del 14 per cento rispetto all’anno precedente e premi distribuiti per 1,2 miliardi, spartiti fra le 10 scuderie partecipanti al mondiale. Contro il caro prezzi, Stefano Domenicali prova a dare una spiegazione: “Una volta c’era solo la gara di F.1 e quelle di contorno, oggi il GP è un evento completo con concerti, incontri nelle fanzone coi piloti, è un avvenimento diversificato e questo può far capire l’aumento dei prezzi da parte degli organizzatori. Noi non abbiamo alcun controllo sulla biglietteria, che è nelle mani di chi organizza la gara”.

Ma per quanto tempo potrà crescere la F.1 ? Sempre Domenicali: “Ogni tre mesi abbiamo i report con gli azionisti, i dati di crescita sono davvero unici, ma chi investe chiede ovviamente sempre un ritorno. Credo che avremo ancora un trend di crescita stimato per i prossimi 5 anni, prima di raggiungere il massimo possibile, anche se poi avvenimenti esterni, come i conflitti in Medio Oriente, possono determinare dei cambiamenti. Investire in F.1 oggi è la miglior cosa che si possa fare se si guarda dal punto di vista commerciale”. Fin tanto che le tribune saranno gremite come nelle ultime corse, evidentemente ha ragione.

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