Red carpet nel Principato di Monaco
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Figli d’arte: quel cognome pesante tra luci e fragilità

Ma sei figlio/figlia di…? Chissà quante volte i figli d’arte si sentono fare questa domanda… e anche qui nel Principato, perché per loro non c’è luogo al mondo in cui sentirsi liberi senza il peso dei riflettori.

Quando un figlio “di” viene presentato in società, l’etichetta di famiglia è la prima cosa che si evidenzia, più che il suo essere umano unico e non clone di chi lo ha messo al mondo. In automatico ci si aspetta che seguano la carriera del genitore come un sequel cinematografico. D’altra parte è istinto naturale, tra i comuni mortali, ricercare tratti fisici o caratteriali di famiglia e un “assomiglia alla mamma” o “è tutto suo padre” viene detto davanti a un neonato fin dai primi vagiti.

Con “i figli di”, il confronto va oltre i tratti somatici, investendo gli eredi di un ruolo di emulazione e un carico che non gli spetterebbe per diritto di discendenza. Sono un “brand”! Se genitori famosi son riusciti a gestire la propria vita davanti al mondo, non è detto riescano a farlo i figli, magari più sensibili, timidi, meno votati allo star system. Stampa invadente e media espongono le giovani leve a critiche che intralciano il loro affacciarsi alla vita. Se poi le madri si chiamano Monica Bellucci, Carla Bruni e Cindy Crawford, alla quale è toccata la morte del primogenito per lo snervante carico di essere figlio di cotanta icona, è pane per un giornalismo scellerato che crea e distrugge miti a piacimento.

⁠La colpa del disagio non è solo della famiglia, come una parte di psichiatria ritiene, causa principale del mal di vivere filiale, né dell’opinione pubblica invidiosetta o giudicante, perché non tutti i VIP sono sciamannati ed egoriferiti. È la perversione dello star system che vuole l’immortalità e pretende i figli come continuità e non evoluzione. Nei figli di top model, rockstar, artisti si cercano le specifiche di madri e padri, non le loro peculiarità, dimenticando che nessuna fama, denaro o successo rende invulnerabili alla sofferenza mentale. Prima di essere “figli di” sono figli dell’universo!

Nel mio piccolo capisco la sindrome da “parente famoso” perché davanti al cognome che porto c’è chi mi ha chiesto se Puccini fosse mio padre… e odio la lirica per tutti i “Tosca come l’opera” che mi sento dire quando mi presento… ça va sans dire… ah ah! E infine… occhio a cercare l’anonimato da generico sig. Rossi… ci sarà sempre chi ti chiederà se sei figlio di Vasco o Valentino!

Red carpet nel Principato di Monaco ©GO

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