Il primo Forum delle Cattedre UNESCO del Mediterraneo (Università di Corsica «Pasquale Paoli», Corti, 8-11 settembre 2026) ha dedicato ampio spazio alle diverse declinazioni, teoriche e pratiche, del patrimonio: dall’antropologia delle trasmissioni patrimoniali al patrimonio immateriale nelle sue forme performative. In questa cornice si colloca l’intervento sul progetto «Offroad Club Monaco» (OCM official website), presentato nella sessione conclusiva dell’11 settembre 2026, dedicata alla cooperazione mediterranea nella strategia «UNESCO 80».
La tappa còrsa è l’ultima di un percorso scientifico-culturale cominciato proprio nel Principato, l’11 marzo 2026, con il primo workshop internazionale OCM “The Wake of Monaco” ospitato nella Sala conferenze del Museo Oceanografico di Monaco. Questo evento ha infatti proposto il tema della performance sportiva «fuori strada» come patrimonio vivente e intangibile, a partire da una concreta performance: il record di Massimiliano Mordenti, pilota della Federazione monegasca di motonautica (e promotore con Erminia Fezia Mordenti dell’Offroad Club Monaco), che il 15 settembre 2025 ha compiuto il percorso Monaco-Isola Gallinara e ritorno in jet ski alimentato al 100% da bioetanolo con un sistema di rifornimento anti-sversamento realizzato in materiali riciclati. Quest’impresa sportiva, realizzata con il sostegno della Fondazione Principe Alberto II e il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia nel Principato, ha ricevuto il riconoscimento dell’“Union Internationale Motonautique”, in un evento in cui la prestazione agonistica diventa racconto del mare, della costa ligure e della responsabilità verso l’ecosistema che la rende possibile. Nel maggio 2026 il progetto OCM è stato presentato al XXI Barleti Scientific Forum, presso l’Ateneo di Tirana, nel contesto del dialogo e della cooperazione delle sponde adriatico-ioniche, prima di approdare a Corti, in Corsica. Il senso della proposta è chiaro: considerare la competizione e la performance outdoor non come semplice attività ricreativa, ma come forma essa stessa di patrimonio performativo, immateriale. Ogni disciplina «fuori strada» porta con sé saperi tecnici, gesti, ritualità, linguaggi e memorie comunitarie che si trasmettono di generazione in generazione, esattamente come le pratiche musicali, festive e tradizionali che la Convenzione UNESCO del 2003 espressamente tutela. Nel caso monegasco, questo patrimonio vissuto si intreccia con quello naturalistico e architettonico-culturale di un piccolo Stato che, fin dal Medioevo, è simbolo mediterraneo di eredità storiche condivise, e che attraverso il Museo Oceanografico e la Fondazione Principe Alberto II ha fatto della tutela del mare una vocazione internazionale.
Le prospettive dell’iniziativa si muovono su tre piani. Il primo è scientifico: costruire, con la rete delle Cattedre UNESCO, un quadro di ricerca sulle pratiche sportive come patrimonio, capace di documentarle, inventariarle e metterle in relazione con le comunità che le custodiscono. Il secondo è ambientale: fare delle imprese sportive dei laboratori di sostenibilità – dai carburanti alternativi alla riduzione dell’impatto sugli ecosistemi costieri e montani – sulla scia di quanto dimostrato dal record di Massimiliano Mordenti. Il terzo è di cooperazione: collegare Monaco, la Corsica, l’Italia e il bacino mediterraneo in una rete di eventi, workshop e percorsi performativi che facciano dello sport un veicolo di narrazione e di tutela del “continente liquido” mediterraneo, aperto agli atenei e alle istituzioni più autorevoli delle due sponde.
Il momento è altresì particolarmente favorevole. La visita di papa Leone XIV alla sede dell’UNESCO a Parigi, il 25 settembre, ha riportato al centro dell’attenzione internazionale il nesso tra la cultura, l’educazione e la pace, richiamando il principio fondativo dell’Organizzazione: «poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace». Il Pontefice ha ricordato che «l’uomo vive di una vita veramente umana grazie alla cultura» e ha invocato un’unità «che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo»: parole che si adattano bene a un Mediterraneo inteso come spazio plurale di patrimoni condivisi. A breve, il 28 novembre prossimo, la Giornata del Mediterraneo che si celebrerà a Parigi, sede ufficiale dell’UNESCO, offrirà un’ulteriore occasione per portare all’attenzione delle istituzioni internazionali esperienze come quella monegasca.
In linea con la dichiarazione comune con cui si è chiuso il Forum còrso, l’esperienza dell’Offroad Club Monaco mostra come ricerca accademica e patrimonio vissuto, qui declinato in chiave performativa e sportiva, possano restare saldamente intrecciati nel racconto condiviso del Mediterraneo. Il passo successivo è dare a questo intreccio una forma stabile: una rete di cooperazione che, da Monaco, parli all’intero “Mare Nostrum”.
Prof. Andrea Carteny, Sapienza Università di Roma (Centro di ricerca per la Cooperazione internazionale CEMAS, Dipartimento SARAS – Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo), Coordinatore del Comitato Accademico Permanente dell’Offroad Club Monaco.


